C’è un giudice a Rep. Ma è sbagliato
Il processo mediatico convocato da Beppe Grillo per condannare senza contraddittorio tutta la classe politica suscita indignazione, e questo è sorprendente, anche tra chi, come i redattori di Repubblica, ha condotto processi mediatici di questo tipo per decenni e ha applaudito senza riserve a quelli che venivano celebrati sugli schermi televisivi. Si tratta di un vizio antico, che aveva la sua origine nella campagna che costrinse il presidente Giovanni Leone a dimettersi nonostante fosse del tutto estraneo, come si è dimostrato, alle accuse che gli erano state mosse.

Il processo mediatico convocato da Beppe Grillo per condannare senza contraddittorio tutta la classe politica suscita indignazione, e questo è sorprendente, anche tra chi, come i redattori di Repubblica, ha condotto processi mediatici di questo tipo per decenni e ha applaudito senza riserve a quelli che venivano celebrati sugli schermi televisivi. Si tratta di un vizio antico, che aveva la sua origine nella campagna che costrinse il presidente Giovanni [**Video_box_2**]Leone a dimettersi nonostante fosse del tutto estraneo, come si è dimostrato, alle accuse che gli erano state mosse. Non è il caso di ricordare le piazze mediatiche che condannarono tutti i politici implicati in Tangentopoli, compresi quelli che hanno poi dimostrato la loro innocenza. Il “processo” contro Silvio Berlusconi è cominciato il giorno stesso della sua decisione di partecipare alla battaglia politica e prosegue tuttora, nonostante la condanna giudiziaria che ha subìto, e della quale Repubblica non ammette la radice politica. Di questi processi Francesco Merlo si è dimenticato: come precedenti “nobili” dell’iniziativa di Grillo cita solo l’invettiva pasoliniana e il processo al giro d’Italia di Sergio Zavoli o, addirittura, il “processo del popolo” celebrato dalle Br ai danni di Moro. Si scandalizza, e fa bene, contro lo “sputo popolare” e altre infami rodomontate giustizialiste di Grillo. Però lo fa solo se si minaccia di processare Napolitano o Renzi, e perché l’autonominato giudice supremo non ha un certificato di buona condotta. L’indignazione intermittente e faziosa dei republicones indebolisce assai l’argomento e lo fa apparire come una sorta di rivendicazione del monopolio della “giustizia” mediatica.